
Quell’inverno del 1889 il freddo severo era arrivato in anticipo a Roccamorice, e quelle poche pecore di Silvestro erano state uccise dai lupi che erano arrivati con la neve. In quegli ultimi anni del XIX secolo, le tecniche di conservazione degli alimenti erano limitate alla salatura o all’essiccazione. I pochi giorni di freddo intenso preservavano le carni fresche, mantenendole tali soltanto per pochi giorni; e quei dieci preziosi animali sarebbero finiti sotto terra se Silvestro non avesse escogitato un sistema per farne mantenere le carni. Scavata una buca profonda più di un metro a terra, e riempitala di neve, alternò strati di essa a strati di carne, ponendo alla fine, a chiusura, un tappeto di terra che ne mantenesse coperto l’odore agli animali selvatici. La trovata si rivelò utile, e dopo due mesi, a primavera, furono estratti gli ultimi tocchi di carne ancora ben conservati. Questo sistema aveva permesso a Silvestro di mantenere integra la carne per la propria famiglia. Quella metodica fu sperimentata anche per i pescatori della marina di Pescara, che con la neve trasportata dalla montagna, e conservata nelle cosiddette “neviere”, mantenevano fresco il pesce anche nella stagione più calda. Il trasferimento della neve a valle fu pratica eseguita fino agli anni ’40. Le moderne tecniche di congelamento permettono oggi di produrre ghiaccio in varie forme sia per la conservazione degli alimenti che per la refrigerazione di bevande e cocktails.

Fu un pronipote di Silvestro a fare del ghiaccio un vero e proprio lavoro agli albori degli anni ’50. Tecnico specializzato frigorista, dopo aver lavorato per alcune grosse aziende che producevano le prime casseforti del freddo, ebbe modo di aprire un’azienda a Pescara, in via Manzoni, che produceva ghiaccio in parallelepipedi da 25 chili. Ne facevano largo uso, tra gli anni ’50 e gli anni ’70, i pescherecci che acquistavano grandi quantitativi di ghiaccio da imbarcare con loro in mare. Una volta preso il pescato usavano il ghiaccio per preservarne la freschezza. A quell’epoca la fabbrica del ghiaccio di Vittorio, pronipote di Silvestro, era conosciuta da tutti. Tante erano le signore che con le loro sportine a rete della spesa delle massaie, passavano a prendere il quartino di ghiaccio per raffreddare le ghiacciaie di allora. Vittorio “lu jacciar” divenne un’istituzione a Pescara, tanto da fargli giungere a casa lettere e missive senza neppure l’indirizzo e il numero civico, “A Vittorio del Ghiaccio, Pescara“.

Negli anni 80, la fabbrica fu trasferita a poche centinaia di metri, nell’area del mercato ittico e il ghiaccio subì una trasformazione radicale. Vittorio cedette lo scettro al genero Mauro e i parallelepipedi e il trituratore, furono soppiantati da due grosse macchine che producevano il più comodo ghiaccio a scaglie. Negli anni, la produzione è andata un pò scemando, anche per una minore presenza di barche da pesca, ma una nuova esperienza si staglia all’orizzonte : il ghiaccio a cubetti.
I nuovi “Jacciar” Nino e Daniela, faranno di tutto per tenere alto il nome di IGLOO e daranno modo a chi ne avrà necessità, di avere sempre a disposizione un prodotto eccellente e sicuro.
